
Giovanni Bellini / Andrea Previtali · PD
Prudenza
Dettagli
La storia
Intorno al 1490 Giovanni Bellini era il pittore sacro più richiesto di Venezia, quello a cui le città commissionavano le pale d'altare. Per una volta realizza qualcosa di privato e di enigmatico. Questa piccola tavola, alta appena 32 centimetri, fa parte di quattro allegorie che ornavano un restello, il mobiletto veneziano da parete con specchio dove si tenevano pettini e spazzole. Apparteneva a Vincenzo Catena, un pittore più giovane che ne seguiva la maniera. La donna nuda regge uno specchio convesso su un piedistallo di pietra. La si chiama di solito Prudenza, anche se qualcuno vi legge piuttosto la Vanità, e in verità gli studiosi non hanno mai deciso cosa significhi l'insieme. La cosa curiosa è che il mobile portava uno specchio vero, così il riflesso dipinto stava accanto a quello reale. Le quattro tavole sono arrivate fino a noi perché Catena, nel testamento, lasciò il mobile a un amico, Antonio Marsili.




