Agesandro, Atenodoro e Polidoro di Rodi
Antica Grecia · arte ellenistica
La storia
Negli anni Settanta del I secolo dopo Cristo lo scrittore romano Plinio il Vecchio descrisse un marmo che si trovava nella casa di Tito, figlio dell'imperatore, come un'opera da preferire a tutte le pitture e a tutti i bronzi. Raffigurava il sacerdote troiano Laocoonte con i figli e i serpenti avvinghiati. Plinio nomina tre scultori di Rodi, Agesandro, Polidoro e Atenodoro, e dice che lo progettarono insieme e lo scolpirono da un solo blocco. Il gruppo riconosciuto grazie alle sue parole nel 1506 è in realtà composto da più pezzi di marmo.
Nel 1957, durante la costruzione di una strada a Sperlonga, sulla costa tra Roma e Napoli, venne aperta una grotta sul mare che l'imperatore Tiberio aveva usato come sala da pranzo. Tra le scene marmoree dell'Odissea ridotte in frammenti comparve una firma con i nomi di Atanodoro figlio di Agesandro, Agesandro figlio di Peonio e Polidoro figlio di Polidoro, tutti rodii. A Rodi le famiglie ripetevano spesso i nomi da nonno a nipote, e così si discute ancora se siano i tre uomini di Plinio o loro parenti. Di nessuno di loro si conoscono date di vita.
