
Alessandro Magnasco
1667–1749 · Repubblica di Genova · Barocco
La storia
La maggior parte dei pittori del Barocco italiano riempiva luminose pale d'altare di santi nella gloria. Alessandro Magnasco andò nella direzione opposta. Lavorava in piccolo e in scuro, con pennellate rapide e nervose che fanno tremare e guizzare ogni cosa, e affollava le sue tele di monaci in preghiera, zingari attorno al fuoco, soldati, mendicanti, streghe e inquisitori, minute figure allungate perse tra rovine sferzate dalla tempesta e conventi cupi.
Era genovese, nato nel 1667, e lo chiamavano Lissandrino, "il piccolo Alessandro", per la bassa statura, benché avesse trascorso quasi tutta la vita lavorativa a Milano. La sua maniera inquieta, illuminata come da fantasmi, era tutta sua. Non ebbe quasi seguaci, e dopo la sua morte passò di moda, a lungo messa da parte come una stranezza.
Il Novecento lo ritrovò. Collezionisti e musei arrivarono ad apprezzare proprio quella stranezza che un tempo lo aveva lasciato ai margini, e le sue scene di conventi e tempeste sono oggi esposte da Milano a musei stranieri. Magnasco era tornato a Genova negli ultimi anni, e vi morì nel 1749.
