
Antoine-Louis Barye
1795–1875 · Francia · Romanticismo, Animalier
La storia
Antoine-Louis Barye passava ore al Jardin des Plantes di Parigi, il serraglio della città, a schizzare leoni e tigri mentre andavano su e giù e mangiavano e, quando uno moriva, a seguirne la carcassa per studiare il muscolo sotto la pelle. È questa fame anatomica a rendere ancora vivi i suoi piccoli bronzi di animali.
Arrivò alla scultura per la via lunga. Figlio di un gioielliere, messo da giovane a bottega presso un incisore di attrezzature militari, imparò a modellare e a rifinire il metallo con la precisione di un orafo prima ancora di pensare all'arte. Quando volse quell'abilità agli animali selvatici, inventò quasi un genere: il piccolo bronzo da collezione raffigurante una belva, spesso colta in piena lotta con la preda. Gli artisti che lo seguirono su quella strada furono detti animaliers, e lui è considerato il loro padre.
Il riconoscimento non gli portò agi. Per anni ebbe difficoltà economiche e impegnò modelli per restare a galla. Gli onori, comunque, arrivarono tardi. Nel 1854 fu nominato professore di disegno al museo di storia naturale, insegnando dagli animali stessi, e nel 1868 fu eletto all'Académie des Beaux-Arts. Il figlio Alfred si formò con lui e fuse anch'egli bronzi di animali, ed è per questo che la firma Barye compare su più di una mano.
