Antonio Corradini
1688–1752 · Repubblica di Venezia · Barocco, Rococò
La storia
Nell'agosto del 1752 Antonio Corradini morì all'improvviso a Napoli, nel pieno del lavoro più impegnativo dei suoi ultimi anni. Stava realizzando le figure in marmo per la cappella di famiglia di Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, e tra ciò che lasciò c'era un modello in terracotta del Cristo morto disteso sotto un sudario. La commissione passò allo scultore napoletano Giuseppe Sanmartino, il cui Cristo velato, compiuto l'anno seguente, è oggi l'opera più nota della cappella. Poco lontano si trova una figura che Corradini riuscì a finire, la Pudicizia, una donna avvolta in un velo così sottile da lasciar trasparire il corpo.
Le donne velate erano la sua specialità da quando aveva poco meno di trent'anni. Veneziano, nato nel 1688, si formò nella bottega dello scultore Antonio Tarsia e si fece un nome con marmi per sovrani stranieri: statue e busti per il Giardino d'estate dello zar Pietro il Grande a San Pietroburgo, gruppi mitologici per i giardini di Augusto il Forte, elettore di Sassonia, a Dresda. A Venezia diresse la ricostruzione del Bucintoro, la galea di rappresentanza del doge. Dal 1733 fu a Vienna scultore di corte dell'imperatore Carlo VI. All'inizio degli anni Quaranta del Settecento si trasferì a Roma, dove per un periodo divise l'alloggio con il giovane incisore veneziano Giovanni Battista Piranesi.
