
Domenico Riccio
1567 · Repubblica di Venezia · Scuola veronese
La storia
Lo si ricorda con un soprannome curioso, Brusasorci, che nel parlare locale di allora voleva dire 'bruciatopi'. Non fu opera sua. Se lo guadagnò il padre, si racconta, dopo essersi fatto conoscere in casa per bruciare i topi, e rimase attaccato al figlio per sempre.
Quel figlio, Domenico Riccio, nato a Verona intorno al 1516, divenne uno dei principali pittori della città a metà del Cinquecento. Imparò prima dal padre e poi, a quanto pare, da maestri locali, e mise insieme le correnti che attraversavano allora l'Italia settentrionale — la grazia di Raffaello e del Parmigianino, l'invenzione vigorosa di Giulio Romano e un amore veneziano per il colore.
Lavorò soprattutto ad affresco, su grandi commissioni pubbliche. Nel 1551 era a Trento, a dipingere le sale del vecchio municipio, il Palazzo Thun, negli stessi anni in cui la città ospitava il lungo concilio della Chiesa che diede forma alla risposta cattolica alla Riforma.

