
Giovanni Domenico Ferretti
1692–1768 · Granducato di Toscana · Rococò, Scuola fiorentina
La storia
Giovanni Domenico Ferretti fu il pittore più richiesto della Firenze del Settecento, una città la cui grande stagione era ormai alle spalle. La casata dei Medici si stava spegnendo — si estinse nel 1737 — e il denaro e la fama che un tempo affluivano agli artisti fiorentini si erano da tempo spostati altrove. Riempì chiese e palazzi di affreschi e pale d'altare, insegnò all'accademia del disegno e la diresse per un periodo.
Con tutto quel lavoro solenne, lo si ricorda soprattutto per qualcosa di più leggero. Ferretti apparteneva a una confraternita fiorentina che da secoli allestiva spettacoli teatrali, e da lì nacque una serie di dipinti di Arlecchino, il servo svelto e affamato della commedia dell'arte. Mostra la maschera in un travestimento dopo l'altro, colta di sorpresa come cuoco, come pittore, come goffo spasimante.
Guardate il costume. La giacca di triangoli colorati di Arlecchino nacque come una battuta sulla povertà, un abito rappezzato con ritagli troppo piccoli per contare qualcosa, e col tempo si irrigidì nel netto motivo a rombi che conosciamo ancora. Ferretti dipinse almeno due serie complete di queste scene, e sono esse a portare il suo nome oltre il proprio secolo.
