Giulio Aristide Sartorio

Giulio Aristide Sartorio

1860–1932 · Regno d'Italia · Romanticismo, Neobizantino, Simbolismo, Realismo, Art Nouveau


La storia

La Roma degli anni Ottanta dell'Ottocento era piena di giovani che volevano essere insieme artisti e leggende, e Giulio Aristide Sartorio ci stava a pieno titolo. Si formò all'istituto di belle arti della città, poi strinse amicizia con il poeta Gabriele D'Annunzio, il cui gusto per il mito e la grandezza passò direttamente nell'opera di Sartorio. I suoi quadri si riempirono di figure oniriche simboliste, una Gorgone tra eroi caduti, la Diana di Efeso circondata da schiavi, quell'allegoria densa e letteraria che gli valse una medaglia d'oro a Parigi nel 1889 e, pochi anni dopo, una cattedra all'accademia d'arte di Weimar, in Germania.

La sua grande commissione pubblica arrivò in patria. Tra il 1908 e il 1912 dipinse un enorme fregio intorno all'aula di Palazzo Montecitorio, sede del parlamento italiano a Roma, una fascia continua di figure allegoriche pensata per riassumere la nazione. Poi, nel 1919, fece una cosa che pochi pittori del suo rango tentarono: diresse un lungometraggio, Il mistero di Galatea, affidando il ruolo principale alla propria moglie.

La Prima guerra mondiale lo aveva segnato prima. Prestò servizio, fu ferito e poi passò gli anni Venti viaggiando fino al Giappone e all'America Latina. Morì a Roma nel 1932, ormai membro della Reale Accademia d'Italia. Il fregio di Montecitorio è ancora al suo posto, e corre sopra i banchi dove siedono tuttora i deputati italiani.

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Opere

3 opere