Irene Parenti Duclos

1754–1795 · Italia · Neoclassicismo


La storia

Nel 1773 una giovane fiorentina di nome Irene Parenti Duclos chiese il permesso di sistemare il cavalletto dentro gli Uffizi e di copiare i grandi maestri appesi alle loro pareti. Nei vent'anni successivi vi eseguì trentanove copie a olio, molte acquistate da viaggiatori britannici del Grand Tour che volevano portarsi a casa un Raffaello o un Tiziano.

Copiare era una delle poche vie con cui una donna poteva costruirsi una reputazione seria come pittrice, e la sua crebbe finché diverse accademie italiane la onorarono. Scriveva anche versi, e sperimentava: prese parte alla rinascita settecentesca dell'encausto, l'antica arte di dipingere con cera calda e colorata che i romani avevano usato e i secoli seguenti dimenticato.

Due suoi autoritratti si conservano nella collezione stessa degli Uffizi. In quello datato 1783 si mostra ben vestita e composta, con in mano i pennelli e la tavolozza del suo mestiere.

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Opere

1 opera