
Luca di Tommè
1330–1389 · Repubblica di Siena · Scuola senese
La storia
Nel 1348 la peste nera attraversò Siena e uccise forse metà della città, tra loro, con ogni probabilità, i grandi pittori che avevano definito l'arte senese. I fratelli Lorenzetti scompaiono semplicemente dai documenti quell'anno. In quel campo svuotato entrò Luca di Tommè, un uomo più giovane che raccolse la maniera dei maestri scomparsi, la grazia su fondo oro di Simone Martini e il peso e il sentimento di Pietro Lorenzetti, e la portò avanti per i 40 anni successivi.
È documentato per la prima volta nel 1356 e verso il 1362 si era associato a un pittore più anziano, Niccolò di Ser Sozzo, in un grande polittico della Vergine in trono oggi conservato nella pinacoteca di Siena. Le due mani vi si fondono così strettamente che gli studiosi discutono ancora su chi abbia dipinto cosa.
Oggi gli si attribuiscono più di 50 opere, per lo più pale d'altare costruite alla vecchia maniera senese, in oro e colore luminoso, in un'epoca in cui la vicina Firenze si muoveva già verso qualcosa di più solido e moderno. Il suo ultimo dipinto datato è del 1389, l'anno in cui si ritiene sia morto.
