Lydos
Antica Grecia · arte greca arcaica
La storia
Intorno al 550 a.C. un pittore ateniese coprì un grande vaso per mescolare il vino, un cratere a colonnette, con un corteo che corre tutto intorno al vaso. Efesto, il dio fabbro cacciato dall'Olimpo, torna a casa in groppa a un mulo, ricondotto da Dioniso a forza di vino, mentre satiri e menadi danzano accanto a lui. Quel cratere, oggi al Metropolitan Museum di New York, è tra i primi vasi a mostrare insieme vino, donne e canto, sia pure in veste mitologica.
Il pittore firmò soltanto due volte. Una firma sopravvive sui frammenti di un grande bacile rotondo trovato sull'Acropoli di Atene e dipinto con la battaglia degli dèi contro i giganti. Scrisse ho Lydos, «il Lidio». La Lidia era il regno di Creso, nell'odierna Turchia occidentale, quindi o venne ad Atene da lì o nacque da genitori lidi. Un pittore che firmò una piccola tazza una generazione più tardi, conservata anch'essa a Villa Giulia, portava lo stesso nome, e il museo considera i due come omonimi.
Lavorò all'incirca dal 560 al 540 a.C. al centro di una bottega molto attiva, e i vasi vicini alla sua mano sono così numerosi che gli studiosi spesso si accontentano di dire «nello stile di Lydos».
