
Michele Cammarano
1835–1920 · Regno d'Italia, Regno delle Due Sicilie · Realismo, Pittura di storia
La storia
Michele Cammarano aveva 17 anni quando suo padre morì a Napoli, nel 1852, lasciando sul tavolo il libretto del Trovatore di Verdi non finito. Salvadore Cammarano era uno dei librettisti d'opera più richiesti d'Italia, e suo padre Giuseppe era stato pittore nella stessa città. Il figlio si iscrisse l'anno dopo all'accademia napoletana e si voltò verso quello che aveva davvero davanti.
Lo imparò dai fratelli Palizzi, Filippo e Giuseppe, naturalisti che dipingevano da vicino animali e gente di campagna. Nel 1860, l'anno in cui i volontari di Garibaldi entrarono a Napoli, Cammarano si arruolò nella Guardia Nazionale, e da allora i soldati non uscirono più dal suo lavoro. Un soggiorno a Firenze lo portò tra i macchiaioli, i pittori toscani che costruivano il quadro per macchie nette di luce e ombra, e un periodo a Parigi verso il 1870 lo portò a Courbet. Le tele di quegli anni sono piccole e senza eroismo, tra queste uno studente bocciato, sprofondato su una sedia impagliata, con il cilindro in testa e le braccia conserte.
Le battaglie vennero dopo e su scala di Stato. Nel 1888 il governo italiano gli commissionò un quadro su Dogali, in Eritrea, dove l'anno prima era stata annientata una colonna italiana di circa 500 uomini. Si imbarcò per Massaua, sul Mar Rosso, per vedere il terreno, e vi rimase quasi cinque anni, dipingendo intanto il paesaggio e la gente del posto. Nel 1900 prese la cattedra di Filippo Palizzi all'istituto di belle arti di Napoli, e dopo dipinse poco.