Seguace napoletano di Giotto
Regno di Napoli · Protorinascimento
La storia
Nel 1328 Roberto d'Angiò, re di Napoli, chiamò a corte il pittore fiorentino Giotto, che vi rimase fino ai primi anni Trenta del Trecento. Con i suoi aiuti dipinse affreschi per la chiesa regia di Santa Chiara e per la cappella del castello del re, quasi tutti andati perduti.
Seguace napoletano di Giotto è il nome che i musei danno a un pittore di quella cerchia il cui nome non ci è giunto. A Napoli imparò le figure larghe e pesanti di Giotto, e le tavole che gli si attribuiscono sono datate agli anni Trenta e Quaranta del Trecento, dunque probabilmente continuò a dipingere in quel modo anche dopo la partenza del maestro. Il nome raggruppa opere per stile, e non è certo che tutte le tavole riunite sotto di esso siano di una sola persona. A Londra indica una piccola tavola devozionale alla National Gallery, e il Metropolitan Museum di New York usa lo stesso nome per diversi dipinti della sua collezione, tra cui un'Adorazione dei Magi.
