Panagiotis Doxaras
1662–1729 · Repubblica di Venezia · Scuola eptanesiaca, Barocco
La storia
Nel 1727 la chiesa di Corfù che conserva le reliquie di san Spiridione, patrono dell'isola, affidò il proprio soffitto a un pittore di circa 65 anni. Panagiotis Doxaras consegnò 17 composizioni a olio su tela, incassate nel legno sopra i fedeli e disposte come un soffitto veneziano, con le figure di scorcio, come viste da sotto. Una chiesa greca di quella data si sarebbe aspettata icone su fondo oro.
Doxaras aveva passato la vita a sostenere quel cambiamento. Nato nel 1662 a Koutifari, un villaggio del Mani, nel Peloponneso meridionale, crebbe a Zante, sotto Venezia, dove la famiglia si trasferì quando era in fasce. Verso il 1685 imparò la pittura di icone da Leos Moskos, uno degli ultimi maestri della scuola cretese. Negli anni Novanta del Seicento combatté nelle guerre di Venezia contro gli ottomani, e intorno al 1700 passò alcuni anni in Italia a studiare pittura. Nel 1725 ritrasse Johann Matthias von der Schulenburg, il feldmaresciallo che nove anni prima aveva tenuto Corfù durante un assedio ottomano. Quel ritratto è alla Pinacoteca Nazionale di Atene, che possiede anche la sua Sacra Famiglia del 1700. Anche suo figlio Nikolaos divenne pittore.
L'argomento lo mise su carta negli anni Venti del Settecento come Peri Zografias, Sulla pittura, il primo trattato di pittura scritto in greco. Tradusse inoltre il Trattato di Leonardo da Vinci e altri scritti italiani sull'arte. Il libro chiedeva ai pittori greci di smettere di copiare i modelli bizantini e di guardare all'Italia, e se ne discute da allora, anche perché studiosi successivi hanno visto quanto derivi da quelle fonti italiane. Il manoscritto attese quasi 150 anni un tipografo e uscì nel 1871. Al soffitto di Corfù andò peggio. Le tavole si guastarono, e ciò che i visitatori guardano oggi sono copie, dipinte tra il 1853 e il 1871 da Nikolaos Aspiotis.
