Tito Conti
1842–1924 · Granducato di Toscana, Regno d'Italia · Arte accademica, Pittura di genere storico
La storia
Una piccola tela della Galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti mostra un uomo nello studio di un pittore, le gambe accavallate, immerso in un libro, accanto a lui un tavolo carico di volumi, sul cavalletto una tela abbozzata, paesaggi alle pareti e armi antiche appese a destra. Di traverso, sul lato destro, in corsivo, Tito Conti scrisse che il quadro era per l'amico Dumini, e l'anno, 1867. Aveva 25 anni.
Conti era nato a Firenze nel 1842 ed era entrato all'Accademia di Belle Arti della città a 13 anni. Cominciò dove un giovane pittore ambizioso doveva cominciare, dalla storia, presentando un soggetto colombiano alla prima Esposizione Nazionale del 1861 e poi scene dalla vita di Dante. Alla fine degli anni Sessanta passò al genere, figurine in abiti del Seicento, una proposta di matrimonio, un brindisi, un musicista, un moschettiere. Quella roba si vendeva, soprattutto a compratori inglesi e americani. James Jackson Jarves, il collezionista americano che viveva a Firenze e comprava tavole italiane antiche, metteva la finitura di Conti sopra quella dei rivali fiorentini e osservò che dipingeva troppo bene per il suo soggetto.
Insegnò poi all'Accademia dove si era formato, e dalle sue mani passò Arturo Ricci, che su scene in costume molto simili costruì una carriera. Conti morì a Firenze nel gennaio del 1924, a 81 anni.
