
Xavier Mellery
1845–1921 · Belgio · Simbolismo
La storia
Negli anni 1880, mentre gran parte della pittura europea inseguiva l'aria aperta e la luce del giorno, Xavier Mellery prese la strada opposta e si rivolse all'interno delle case silenziose. Disegnò scale vuote, stanze chiuse e corridoi al crepuscolo, a carboncino e con un'acquerellatura argentea, e li raccolse sotto un unico titolo: «L'anima delle cose». L'idea era che un interno qualunque, lasciato a se stesso, custodisca un'atmosfera che quasi si può udire.
Mellery era figlio di un giardiniere di Laken, presso Bruxelles, e vinse il Prix de Rome belga, che lo portò in Italia a studiare gli affreschi del Rinascimento. Tornò desiderando ciò che chiamava una pittura di idee, un modo di caricare di sentimento le scene realistiche, e quell'ambizione ne fece uno dei primi germogli del Simbolismo in Belgio, la corrente che anteponeva il sogno e la suggestione alla semplice descrizione.
La sua eredità più silenziosa fu un allievo. Un giovane studente di legge di nome Fernand Khnopff, stanco degli studi, cominciò a frequentare lo studio di Mellery e lì si dedicò alla pittura. Khnopff divenne il maggiore simbolista belga. Mellery disegnò inoltre la fila di 48 figure in bronzo degli antichi mestieri di Bruxelles che ancora costeggiano il giardino del Petit Sablon in città, ogni artigiano con l'attrezzo della sua corporazione.
