Allegoria della Fortuna

Allegoria della Fortuna


Dettagli

Anno
1490
Tecnica
olio

La storia

Queste tavole non furono pensate per una parete. Intorno al 1490 ornavano un restello, un mobile veneziano che incorniciava uno specchio e reggeva i pettini, il piccolo arredo dipinto che una casa agiata teneva per vestirsi. Questo spiega insieme le loro dimensioni e i loro soggetti privati e allusivi. Qui la Fortuna è una donna alata, bendata, in equilibrio su due sfere dorate e con due vasi in mano, tutto disposto a suggerire che possa ribaltarsi da un momento all'altro. Cieca, alata e mai ferma, era la figura a cui i veneziani attribuivano una ricchezza vinta o perduta in una notte. Alcuni studiosi assegnano proprio questa tavola non a Bellini ma al suo più giovane seguace Andrea Previtali, e da tempo l'insieme è letto come opera divisa tra le due mani.

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