
La storia
Intorno al 1800, appena nominato primo pittore di camera, Francisco de Goya dipinse a figura intera Joaquín Company, un frate francescano che era stato arcivescovo di Saragozza per tre anni e partiva per diventare arcivescovo di Valencia. Company sta in piedi, in un semplice abito ecclesiastico, davanti a un fondo vuoto in cui solo la sua ombra segna il pavimento, e tiene in mano un foglio con il nome di Goya. Il quadro appartiene all'arcidiocesi ed è esposto al Museo Alma Mater, accanto alla cattedrale della Seo.
Il museo ha aperto nel marzo 2011 nella parte più antica del palazzo arcivescovile, sorto sul terreno un tempo occupato dal foro della Caesaraugusta romana. Dal XII secolo il palazzo ospitò gli arcivescovi e, a tratti, i re d'Aragona, e l'edificio fa parte della visita quanto gli oggetti. C'è una cappella gotica del Quattrocento dove pregarono i Re Cattolici, Ferdinando e Isabella, e un soffitto mudéjar del Trecento, la carpenteria di gusto moresco della Spagna cristiana, del regno di Pietro IV d'Aragona. In una delle stanze del palazzo morì di parto, nel 1498, la loro figlia maggiore, Isabella d'Aragona.
La collezione segue la diocesi attraverso mille anni. Ci sono capitelli romanici dell'antica chiesa di Santiago, un grande nucleo di pittura gotica aragonese, argenterie rinascimentali e dipinti di Francisco Bayeu, il pittore di corte che fu cognato di Goya e suo primo maestro.
