La storia
Dal balcone sopra il portone di Palazzo Venezia Benito Mussolini parlava alle folle radunate nella piazza, e da lì il 10 giugno 1940 annunciò l'entrata dell'Italia nella Seconda guerra mondiale. Dal 1929 al 1943 il palazzo fu la sede del suo governo fascista. Il suo ufficio era la vastissima Sala del Mappamondo, e il museo aperto all'interno pochi anni prima si poteva visitare solo con un permesso di pubblica sicurezza.
L'edificio è molto più antico. Il cardinale veneziano Pietro Barbo, poi papa Paolo II, lo avviò nel 1455 accanto alla sua chiesa di San Marco, si dice con travertino preso dal Colosseo e dal Teatro di Marcello, e divenne la più grande opera civile della Roma del Quattrocento. Nel 1564 papa Pio IV ne cedette una parte alla Repubblica di Venezia come sede della sua ambasciata, da cui il nome. Dal 1814 ospitò l'ambasciatore d'Austria, finché l'Italia lo riprese nel 1916, in piena Prima guerra mondiale.
Oggi il museo nazionale riempie i grandi saloni di arte medievale e rinascimentale, raccolta da Castel Sant'Angelo, dall'antico museo gesuitico del Collegio Romano e da chiese d'Abruzzo colpite dal terremoto della Marsica del 1915. Il visitatore trova icone bizantine, ceramiche, piccoli bronzi e sculture lignee dipinte, e tra i dipinti un Doppio ritratto del 1502 circa con due giovani, quello in primo piano con la testa appoggiata alla mano, che molti studiosi assegnano a Giorgione, l'inafferrabile maestro veneziano.
