
San Michele Visdomini
Firenze, Italia
La storia
Nel 1368 la vecchia chiesa di San Michele intralciava il Duomo di Firenze, la cui zona absidale veniva allora tracciata secondo un progetto più grande. Fu demolita e ricostruita poco più a nord, sull'attuale via dei Servi. Il secondo nome viene dai vicedomini, i funzionari che amministravano gli affari del vescovo. Alla fine del Cinquecento l'architetto Bartolomeo Ammannati, noto per la fontana del Nettuno di Firenze, rimaneggiò l'edificio.
Si viene qui per un solo dipinto. Nella cappella della famiglia Pucci si trova la pala che Jacopo Pontormo dipinse nel 1518, poco più che ventenne. La pagò Francesco Pucci, uomo vicino ai Medici che ricoprì la carica di gonfaloniere di giustizia, la massima magistratura cittadina. Pontormo scrisse la data nel libro che regge san Giovanni Evangelista e mise il Bambino in braccio a san Giuseppe, un ruolo di solito riservato alla Madonna. Intorno si stringono san Francesco, santo eponimo del committente, san Giacomo e il piccolo san Giovanni Battista, in un gruppo fitto e pieno di torsioni.
È una delle pochissime pale di Pontormo ancora nella chiesa per cui furono dipinte.
