
La storia
Dietro l'altare maggiore di questa basilica, appena fuori dalle antiche mura di Siracusa, si trova la tela che Caravaggio dipinse qui nel 1608, poco dopo la fuga dal carcere di Malta. Il Senato cittadino la commissionò proprio per questo edificio, che sorge nel luogo dove la tradizione colloca il martirio e la sepoltura di santa Lucia, patrona di Siracusa, all'inizio del IV secolo.
Per questo il soggetto è una sepoltura. Due enormi becchini occupano il primo piano scavando la fossa, la santa giace a terra dietro di loro e un piccolo gruppo di dolenti si raccoglie sotto un'alta parete spoglia che riempie l'intera metà superiore del quadro.
Per anni il dipinto è stato altrove. Nel 2011 fu trasferito, per ragioni di conservazione, a Santa Lucia alla Badia, una chiesa del centro storico sull'isola di Ortigia, e vi rimase nove anni. Dopo un prestito al Mart di Rovereto, che ne finanziò il restauro, è tornato nel 2020 e oggi poggia su un supporto antisismico dietro l'altare.
Accanto alla basilica sorge una piccola cappella ottagonale sul luogo del sepolcro di Lucia, progettata nel XVII secolo dall'architetto siracusano Giovanni Vermexio, e sotto l'intero complesso si estendono catacombe paleocristiane.
