
La storia
Ogni giovedì a mezzogiorno, davanti alla gotica Porta degli Apostoli della Cattedrale di Valencia, un tribunale di contadini, il Tribunale delle Acque, si riunisce ancora per dirimere le liti sull'irrigazione. Dietro quella porta c'è una cattedrale tuttora officiata, iniziata nel 1262 sul luogo della moschea principale della città, che custodisce anche opere notevoli.
Il luogo più visitato è la Cappella del Santo Calice, una sala gotica dove dietro un vetro si trova una coppa di agata scura, venerata come la coppa dell'Ultima Cena. È nella cattedrale dal 1437, quando il re Alfonso V d'Aragona la lasciò qui.
Nella cappella di San Francesco Borgia sono appese due tele di Francisco de Goya, dipinte nel 1788 per la duchessa di Osuna, una delle sue mecenati più fedeli ed erede della famiglia del santo. Borgia, nel Cinquecento duca di Gandía, vicino a Valencia, rinunciò al titolo per diventare gesuita. Un quadro lo mostra mentre si congeda dalla famiglia. Nell'altro è al capezzale di un moribondo che rifiuta la confessione, mentre dietro il cuscino attendono dei mostri, demoni spesso indicati come i primi nell'opera di Goya.
Sopra l'altare maggiore, nascosti per più di tre secoli sotto una volta barocca, i restauratori hanno scoperto nel 2004 affreschi rinascimentali di angeli musicanti su un cielo stellato. Li dipinsero negli anni Settanta del Quattrocento Paolo da San Leocadio e Francesco Pagano, due italiani portati a Valencia dal cardinale Rodrigo Borgia, il futuro papa Alessandro VI.

