
Alessandro Turchi
1578–1649 · Repubblica di Venezia · Scuola veronese
La storia
Nel censimento fiscale veronese del 1595 il padre di Alessandro Turchi è descritto come cieco, un tempo spadaio, ridotto a vivere di elemosina. Il ragazzo, che aveva allora circa 17 anni, lo accompagnava per la città, ed è probabilmente da qui che viene il soprannome che portò per tutta la vita, l'Orbetto, cioè «il piccolo cieco».
Si formò con Felice Brusasorci, pittore di primo piano a Verona e amante dei supporti insoliti, e da lui imparò a dipingere su lavagna, pietra e rame. Nel 1616 era a Roma, dove affrescava nel Palazzo del Quirinale, residenza dei papi, e lavorava per il cardinale Scipione Borghese, nipote del pontefice e collezionista appassionato. Nel 1617 il cardinale firmò per lui diversi pagamenti, e tre piccole scene della vita di Cristo alla Galleria Borghese, tra cui la Resurrezione di Lazzaro, sono ritenute parte di quella commissione. Il Lazzaro è dipinto su pietra nera levigata, che gli antichi inventari chiamano pietra di paragone, un supporto che Turchi prediligeva per le scene notturne.
Turchi rimase a Roma per il resto della vita. Nel 1637, con l'appoggio del cardinale Francesco Barberini, divenne principe, cioè capo eletto, dell'Accademia di San Luca, l'accademia dei pittori romani. Morì a Roma nel gennaio 1649.


