
Alexander Kanoldt
1881–1939 · Impero tedesco · Nuova Oggettività
La storia
Nel 1933, l'anno in cui Hitler andò al potere, Alexander Kanoldt ricevette un incarico invidiabile, la direzione di una scuola d'arte statale a Berlino. Aveva passato gli anni Venti come una delle mani fredde e precise della Nuova Oggettività, il movimento tedesco che rispose all'ardore espressionista con contorni netti e scene immobili, quasi gelate. Le sue nature morte e i suoi spigolosi paesi italiani di collina sembrano lavati a fondo, ogni oggetto posato con precisione da disegnatore.
Kanoldt cercò di adattarsi al nuovo regime. Ammorbidì la sua maniera verso lo stile caldo e romantico che le autorità gradivano, e mantenne l'incarico fino alle dimissioni del 1936. Non gli servì a nulla. Nel 1937 l'epurazione nazista dell'«arte degenerata» travolse la sua opera insieme a quella dei moderni accanto ai quali un tempo aveva esposto, fra loro Kandinsky e Paul Klee, pittori che aveva conosciuto a Monaco prima della Prima guerra mondiale.
Morì a Berlino all'inizio del 1939, a 57 anni. I dipinti che reggono meglio sono quelli quieti degli anni Venti: una brocca, un panno piegato, una fila di tetti del paese italiano di Olevano, tutto posato in quella luce dura e limpida di cui si fidava fin dagli anni della Nuova Oggettività.
