
Antonio Mancini
1852–1930 · Regno d'Italia · Verismo, Realismo
La storia
Chi entrava nello studio romano di Antonio Mancini trovava spesso qualcosa tra il pittore e il modello, un telaio di legno attraversato da una griglia di fili. Un telaio identico era appoggiato alla tela, e Mancini lavorava riquadro per riquadro, copiando ciò che vedeva attraverso ogni apertura. Il congegno è noto come graticola, e gli altri pittori lo trovavano incomprensibile. Nel ritratto del marchese del Grillo, dipinto nel 1889 e oggi alla National Gallery di Londra, una sottile linea orizzontale nella parte alta tradisce ancora i fili. Nel colore denso inseriva anche frammenti di vetro, di metallo e tubetti di colore schiacciati, perché la superficie catturasse la luce.
Era nato a Roma nel 1852 e a 12 anni era stato ammesso all'Accademia di Belle Arti di Napoli, dove dipingeva i ragazzi di strada, i piccoli saltimbanchi e i musicisti della città. Nel 1872 espose due dipinti al Salon di Parigi. Il ritrattista americano John Singer Sargent lo conobbe a Napoli alla fine degli anni Settanta e più tardi lo definì il più grande pittore vivente.
Nel 1881 una malattia mentale spezzò in due la sua carriera. Si stabilì a Roma e poi a Frascati, sui colli fuori città, spesso senza denaro e sostenuto da amici e acquirenti. Sargent lo portò più volte a Londra, e il collezionista irlandese Hugh Lane si fece ritrarre da lui a Roma nel 1906. Mancini morì a Roma nel 1930 e fu sepolto nella basilica dei Santi Bonifacio e Alessio, sull'Aventino.
