Evaristo Baschenis

Evaristo Baschenis

1617–1677 · Repubblica di Venezia · Barocco


La storia

A una giornata di cavallo a sud di Bergamo, a Cremona, la bottega degli Amati sfornava i violini che resero quella città famosa in tutta Europa. Evaristo Baschenis passò la sua vita di lavoro a dipingere strumenti di quel genere, posati su un tavolo nell'angolo di una stanza, e lo fece mentre faceva il prete.

Fu ordinato nel 1643 e a Bergamo lo chiamavano Prevaristo, prete Evaristo detto tutto d'un fiato. Era l'ultimo pittore di una famiglia che da quasi due secoli batteva le valli a nord della città, affrescando chiese di paese intorno alla Valle Averara per chiunque potesse pagare. Di quello non fece nulla. Dipinse liuti, una mandola, violini, una bombarda, fogli di intavolatura e libri di musica rilegati, a volte frutta, a volte una tenda tirata dietro.

Il dettaglio che tutti notano è la polvere. Sul dorso di un liuto appoggiato a faccia in giù dipinse la patina grigia che si posa su uno strumento che nessuno prende in mano da tempo, a tratti con il segno lasciato da un dito. La polvere in una natura morta è un richiamo consueto al tempo che passa, ed è anche una cosa che lui aveva evidentemente guardato da vicino.

Compare in uno dei suoi stessi quadri. Il trittico Agliardi, fatto verso il 1665 per una delle più antiche famiglie nobili di Bergamo, lo mostra in abito da prete alla spinetta, mentre accompagna tre fratelli Agliardi al liuto e alla chitarra. Teneva strumenti e musica nelle proprie stanze, per quanto glielo permetteva la rendita di un sacerdote.

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Opere

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