
George Stubbs
1724–1806 · Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda · Romanticismo
La storia
Intorno al 1756 un pittore autodidatta di Liverpool affittò una fattoria isolata nel Lincolnshire, mise a punto un sistema di ganci e sbarre di ferro e passò circa 18 mesi in solitudine a sezionare cavalli morti. George Stubbs voleva capire l'animale a partire dall'osso, strato dopo strato, e curò da sé sia l'anatomia sia le incisioni, pubblicando i risultati nel 1766 come The Anatomy of the Horse, un libro usato per un secolo tanto dai chirurghi quanto dagli artisti.
Quella conoscenza ossessiva è il motivo per cui i suoi cavalli sembrano vivi dall'interno. I suoi committenti erano l'aristocrazia delle corse e della caccia dell'Inghilterra georgiana, che voleva i propri purosangue e i propri segugi ritratti con amore, e Stubbs li accontentava, pur dipingendo anche leoni, zebre e persino un canguro quando gliene capitava l'occasione.
Il suo quadro più audace lascia fuori quasi tutto il resto. Whistlejacket, dipinto intorno al 1762, mostra un cavallo da corsa sauro impennato a grandezza naturale su uno sfondo dorato e spoglio, senza cavaliere, senza sella, senza alcun paesaggio, solo l'animale. È conservato alla National Gallery di Londra, e i visitatori si fermano ancora colpiti dalle dimensioni di un cavallo dipinto come fosse un eroe della grande pittura di storia.


