Gian Paolo Lomazzo
1538–1592 · Ducato di Milano · Manierismo
La storia
Giovan Paolo Lomazzo perse la vista nel 1571, a 33 anni. Dipingeva a Milano da una quindicina d'anni, formato da Giovanni Battista della Cerva anche se considerava Gaudenzio Ferrari il suo vero maestro. Aveva affrescato una copia del Cenacolo di Leonardo per una chiesa milanese e riempito la cappella Foppa in San Marco con un ciclo religioso. Dopo la cecità non fece più quadri.
Si mise a scrivere. Nel 1584 uscì il Trattato dell'arte della pittura, sette libri su proporzione, moto, colore, luce, prospettiva e pratica, il trattato di pittura più ampio e più sistematico stampato nel Cinquecento. Nel 1590 seguì l'Idea del tempio della pittura, che ordina i pittori per temperamento e costruisce un tempio immaginario su sette colonne, ciascuna un maestro che riteneva degno di essere seguito. Gaudenzio Ferrari sta lì accanto a Michelangelo, Leonardo, Raffaello, Tiziano e Mantegna. Un medico di Oxford, Richard Haydocke, tradusse il primo trattato in inglese nel 1598, ed è così che le regole di Lomazzo arrivarono ai pittori dell'Inghilterra elisabettiana.
Prima di tutto questo aveva avuto nella Milano spagnola una carica pubblica come compà Zavargna, abate dell'Accademia della Val di Blenio, una compagnia di artisti e letterati che componeva versi burleschi nel dialetto dei facchini di una valle a nord di Como. In quel costume si dipinse nel 1568, con una corona di pampini e il tirso di Bacco avvolto d'edera in mano. Un compasso e una tela, nel quadro, lo indicano come pittore.
