
Giovanni Baglione
1566–1643 · Stato Pontificio · Manierismo
La storia
Di Giovanni Baglione si ricorda meno ciò che dipinse che una causa e un libro. Nell'estate del 1603 circolavano per Roma versi che lo schernivano, ed egli portò la cosa in tribunale, citando in giudizio Caravaggio, allora il pittore più discusso della città, insieme a tre uomini che riteneva responsabili dei versi. Gli atti del processo sopravvivono e contengono una delle battute più taglienti che abbiamo dalla bocca stessa di Caravaggio: richiesto di dire che cosa faccia buono un pittore, rispose di non conoscere nessuno che ritenesse tale Baglione.
La lite aveva una causa. Baglione aveva dipinto un 'Amor divino' imitando apertamente la nuova maniera di Caravaggio, scura e dalla luce tagliente, guadagnandosi lodi e una commissione che la cerchia del più giovane sentiva le spettasse. Sapeva maneggiare bene quello stile caravaggesco quando voleva, il che fa parte dell'ironia.
Sopravvisse al rivale per oltre 30 anni, tenne un'operosa bottega romana e, in tarda età, pubblicò 'Le vite', le vite dei pittori, scultori e architetti attivi a Roma dal 1572 al 1642 circa. Il suo ritratto di Caravaggio è freddo e ostile, ed è anche uno dei primi mai scritti, ragione per cui gli storici a cui il suo tono non piace continuano a citarlo.


