
Jacques Fouquier
1590–1655 · Paesi Bassi meridionali, Francia · Barocco
La storia
Nel 1641 Nicolas Poussin, richiamato da Roma, ricevette l'incarico di decorare la Grande Galerie del Louvre. Il posto era già occupato. Da 15 anni Jacques Fouquier teneva la commissione delle vedute delle città del re destinate a quella galleria, e non intendeva lasciarla. Nelle lettere di Poussin compare come «le baron Foucquier», una beffa con dentro un fatto vero: Luigi XIII aveva davvero nobilitato il pittore fiammingo, nel 1626.
Fouquier veniva da Anversa, dove nel 1614 fu iscritto come maestro nella gilda dei pittori e imparò il paesaggio nella cerchia di Jan Brueghel il Vecchio e Joos de Momper, entrambi specialisti di ampie vedute panoramiche. Dal 1616 lavorò al castello di Heidelberg per Federico V, elettore del Palatinato, nelle stanze allestite per la moglie inglese, Elisabetta Stuart. Poi Roma, nel 1621 Parigi e un posto di pittore del re di Francia. Tra il 1626 e il 1633 viaggiò a Tolone, Marsiglia e Aix-en-Provence per raccogliere il materiale di quelle vedute.
Dei suoi dipinti resta molto poco, la sua fama nel Seicento si appoggiava in parte alle incisioni tratte da essi, e gli ammiratori lo chiamavano il Tiziano fiammingo. La galleria del Louvre non fu mai finita. Quando morì a Parigi nel 1655, l'inventario dei suoi beni mostrò quanto poco fosse rimasto.
