
Joseph Vivien
1657–1734 · Regno di Francia · Barocco
La storia
Nel 1699 il critico francese Florent Le Comte definì Joseph Vivien il Van Dyck del secolo per il pastello, un pittore che prendeva i suoi metodi dalla pittura a olio e li traduceva in bastoncini di gesso colorato. A Parigi il pastello era allora poco praticato, e Vivien, nato a Lione nel 1657, pare lo avesse scelto per distinguersi dai ritrattisti rivali del suo tempo. Nel 1701 l'Accademia reale lo accolse come pittore a pastello, e al Salon del 1704 espose in un colpo solo 24 ritratti.
Il suo grande protettore fu Massimiliano Emanuele, elettore di Baviera, che lo aveva preso al suo servizio già nel 1698, quando governava i Paesi Bassi spagnoli da Bruxelles. L'autoritratto che Vivien eseguì nel 1699 per la raccolta di ritratti di pittori del granduca di Toscana reca una lunga iscrizione latina che presenta l'elettore come Alessandro Magno e Vivien come il suo Apelle, il pittore di corte dell'antichità.
Il timore delle corti tedesche che il pastello fosse troppo fragile per i ritratti ufficiali sembra averlo riportato verso l'olio. Gli ultimi anni li dedicò a un'enorme tela allegorica della famiglia dell'elettore riunita. La mostrò a Luigi XV a Versailles, la portò di persona a Bonn in un inverno rigidissimo e lì morì nel dicembre del 1734.
