
Lorenzo Leonbruno
1477–1537 · Ducato di Mantova · Rinascimento, Rinascimento italiano
La storia
Nell'aprile del 1504 Isabella d'Este, marchesa di Mantova, mandò a Firenze un pittore della sua casa con due incarichi insieme. Doveva imparare quel che poteva dal Perugino, il maestro umbro allora al culmine del mestiere, e doveva anche sorvegliare il quadro che il Perugino stava dipingendo per il suo studiolo e riferire a che punto fosse. Leonbruno rimase fino alla primavera successiva.
Il lavoro di corte gli era arrivato per eredità. Il padre adottivo, Giovanni Luca de' Liombeni, dipingeva per i Gonzaga, e Leonbruno prese la bottega quando il vecchio morì nel 1495, poi ne sposò la vedova quattro anni dopo. Isabella continuò a servirsene. Nel 1521 lo mandò a Roma perché vedesse che cosa vi facevano i pittori, e nella primavera seguente cominciò un anno di lavoro sulla volta della sua Scalcheria, una stanzetta del palazzo ducale, riempiendola di grottesche, quell'ornato senza peso e dalle membra sottili che i pittori romani avevano ricopiato nelle sale sepolte del palazzo di Nerone.
Giulio Romano, a Roma il primo aiuto di Raffaello, arrivò a Mantova nel 1524, e le commissioni grandi andarono a lui. Leonbruno rispose cambiando mestiere. Nell'ottobre del 1531 era a Milano al servizio del duca Francesco II Sforza come ingegnere militare. Aveva fatto testamento due anni prima, chiedendo sepoltura in Santa Maria del Carmine a Mantova, e il suo nome resta nei registri dei salari gonzagheschi fino al 1537, l'anno in cui si presume sia morto.
