Luigi Pampaloni
1791–1847 · Granducato di Toscana · Neoclassicismo
La storia
Nel 1838 Luigi Pampaloni terminò nella chiesa fiorentina di Santa Croce il monumento a Virginia De Blasis, soprano morta giovane. La scolpì inginocchiata, con le mani levate, e sotto i suoi piedi incise le parole di un'aria della Beatrice di Tenda di Bellini. I critici lo lodarono come scultura cristiana, la donna e la sua preghiera senza i consueti geni piangenti, muse o false divinità.
Pampaloni era nato a Firenze nel 1791, figlio di un piccolo commerciante. Imparò a lavorare l'alabastro dal fratello a Pisa, poi seguì a Carrara la scuola di Lorenzo Bartolini, il maggiore scultore fiorentino del tempo, e per anni lavorò nel suo studio producendo piccole opere da vendere. Il suo nome lo fece nel 1826 un fanciullo inginocchiato in preghiera su un cuscino, nato per la tomba di un nobile polacco. Le repliche viaggiarono ben oltre la Toscana.
Lavorò su due registri. Per il granduca e per la città realizzò severe figure pubbliche, tra cui gli architetti seduti Arnolfo di Cambio e Filippo Brunelleschi in piazza del Duomo, collocati nel 1830, e un Leonardo da Vinci per il loggiato degli Uffizi nel 1842. Per i collezionisti modellò bambini e animali pieni di grazia, che gli valsero il soprannome di "Anacreonte della scultura", dal poeta greco dei versi leggeri. Aristocratici polacchi e la famiglia Bonaparte gli commissionarono tombe, fino al monumento per Giulia Clary, moglie di Giuseppe Bonaparte, finito nel 1847, l'anno della sua morte.
Nel 1890 la figlia Giuseppa donò ai musei fiorentini i modelli in gesso rimasti nello studio. Dopo l'alluvione del 1966 furono trasferiti alla Galleria dell'Accademia, dove oggi stanno nella stessa sala dei gessi del suo maestro.


