Orazio Vecellio

1525–1576 · Repubblica di Venezia · Rinascimento, scuola veneta


La storia

Nel 1559 Tiziano mandò il figlio Orazio a Milano a riscuotere denaro dovuto al vecchio pittore, pensioni per circa 2.900 ducati concesse dall'imperatore Carlo V e mai pagate. Orazio alloggiò in casa dello scultore Leone Leoni, che lavorava per la stessa corte asburgica, e lì fu aggredito e ferito gravemente. La famiglia ritenne responsabile Leoni, e la vicenda attraversa le lettere tra Tiziano e il re Filippo II di Spagna.

Quella missione mostra qual era il posto di Orazio. Era figlio, allievo e agente d'affari di Tiziano, e trascorse tutta la sua vita di lavoro nella bottega paterna a Venezia. I suoi ritratti furono un tempo ritenuti vicini per qualità a quelli del padre, e dipinse almeno una grande scena storica per il Palazzo Ducale, perduta nell'incendio che devastò l'edificio nel 1577. Più tardi, si dice, trascurò la pittura per l'alchimia.

Nell'estate del 1576 la peste raggiunse Venezia. Tiziano morì in agosto, e Orazio, contagiato a sua volta, morì poco dopo di lui.

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Opere

1 opera