
Pietro della Vecchia
1603–1678 · Repubblica di Venezia · Barocco, Manierismo, Scuola veneziana
La storia
Nella Venezia del Seicento la grande stagione di Tiziano e Giorgione era ormai lontana un secolo, e i collezionisti ne volevano più di quanto il passato ne avesse lasciato. Pietro della Vecchia fece carriera su quella fame. Allievo di Alessandro Varotari, pittore che venerava i vecchi maestri veneziani, imparò a riprodurre l'aspetto del secolo precedente con tale sicurezza che il critico Marco Boschini lo soprannominò la simia di Zorzon, la scimmia di Giorgione.
Era un elogio. Della Vecchia dipingeva pastiches alla maniera dei grandi del Cinquecento, disegnava cartoni per i mosaici di San Marco e lavorava come restauratore, rimettendo a posto proprio i dipinti di cui aveva imparato a imitare lo stile. Verso il 1630 era tra i pittori più richiesti della città, e intorno al 1640 fu nominato pitor ducal, pittore del doge, incarico che tenne per oltre 30 anni.
La sua invenzione si vede soprattutto nelle scene di genere, gruppi di bravi, gli spavaldi uomini armati di Venezia, in penombra e serrati contro la superficie del quadro. L'Accademia conserva l'opera di una vita trascorsa così a fondo nello stile altrui che il suo vero cognome, Della Vecchia, restò perduto per un secolo dietro uno sbagliato, Muttoni, corretto dagli studi solo nel 1984.

