Scuola del Bronzino
Ducato di Firenze · Manierismo
La storia
Il catalogo nazionale italiano tiene un elenco chiuso di parole per i dipinti il cui autore non si può nominare: attribuito, bottega, cerchia e aiuti, maniera, officina, scuola. Il catalogatore ne sceglie una, e ciascuna forma una scheda a sé. Scuola è la più ampia. Colloca un dipinto dentro la maniera di un maestro e dentro la sua città senza sostenere che il pittore abbia mai lavorato con lui, ed è una voce diversa da bottega, che è la bottega vera e propria.
Il Bronzino, morto a Firenze nel 1572, era il ritrattista della corte medicea, e per una generazione il suo modo di costruire un volto, liscio come smalto, freddo, di spigoli duri, è stato semplicemente l'aspetto che un ritratto fiorentino doveva avere. Dopo la sua morte ci furono pittori che continuarono a lavorare in quella maniera. Alcuni si erano formati nella sua bottega, altri solo lì intorno, e moltissimi dei loro nomi sono perduti.
Un quadro di Palazzo Pitti porta questa voce nel catalogo. È una tavoletta di 43 per 35 centimetri con una donna vestita di scuro, registrata dallo Stato sotto il Bronzino con accanto la parola scuola e datata sul solo stile alla seconda metà del Cinquecento. La scheda museale più antica propone un nome per lei, Contessina de' Medici, e mette anche lì un punto interrogativo. La tavola uscì dagli Uffizi nel 1914, passò decenni in un deposito del sottotetto di Pitti e poi nel Corridoio Vasariano, ed è arrivata in Galleria Palatina solo nell'aprile del 1993.