Simone Pignoni
1611–1698 · Italia · Barocco
La storia
Simone Pignoni trascorse quasi tutta la sua lunga vita all'interno di un'unica tradizione di bottega fiorentina, e questo gli valse una fama che la città per metà ammirava e per metà disapprovava. Il suo ultimo maestro fu Francesco Furini, pittore celebre per i suoi nudi morbidi e sensuali, e Pignoni ne riprese la maniera spingendola oltre. Il biografo Filippo Baldinucci, che conosceva bene il mondo artistico fiorentino del tempo, lo ricordò soprattutto come l'imitatore delle licenziose invenzioni del Furini, e uno degli autoritratti dello stesso Pignoni lo mostra mentre costruisce una donna nuda e formosa a partire da un semplice scheletro sul cavalletto.
Quel gusto per l'erotico lo accompagnò per decenni. Poi, ormai anziano e gravemente malato, fu persuaso dal confessore a bruciare gli studi che aveva fatto della figura femminile, e si volse a dipinti apertamente devoti. Uno di essi si trova ancora nella chiesa di Santa Felicita, a Firenze, San Luigi che offre un banchetto ai poveri, dipinto intorno al 1682 per il conte Luigi Guicciardini, di un'antica famiglia fiorentina. Pignoni continuò a lavorare quasi fino alla morte, nel 1698, molto dopo che la moda dei melliflui nudi del Furini si era spenta.
