
Stefano da Verona
1374–1438 · Repubblica di Venezia · Gotico internazionale, Scuola veronese
La storia
Di lui è arrivato un numero insolito di disegni, cosa che per un pittore attivo in Italia intorno al 1400 è quasi fortuna, perché i fogli di bottega erano strumenti di lavoro e si consumavano. I suoi stanno al Louvre, all'Albertina di Vienna e agli Uffizi, studi a penna di teste, mani e panneggi pesanti, ed è per questi che lo si conta tra i migliori disegnatori della sua generazione. Una vecchia tradizione trasformò quella fama in un rapporto di maestro e allievo e fece del medaglista veronese Pisanello un suo scolaro. Oggi gli studiosi ne dubitano. I due furono a Verona negli stessi anni e conoscevano il lavoro l'uno dell'altro.
Da dove venisse è meno chiaro. I documenti indicano come padre un Giovanni de Herbosio, con ogni probabilità il pittore francese Jean d'Arbois, che aveva lavorato per Filippo l'Ardito, duca di Borgogna, prima di entrare al servizio di Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano. Stefano si formò verosimilmente a Pavia tra i miniatori viscontei, il che spiegherebbe la precisione da miniatura che si ritrova in tutto ciò che dipinse. A Verona non risulta prima del 1425, quando la città era già passata sotto Venezia.
Dell'opera veronese resta poco e malridotto. Un affresco con la Madonna, san Cristoforo e angeli fu staccato dal muro ed è oggi al museo di Castelvecchio, e un sant'Agostino seduto si conserva nella chiesa di Sant'Eufemia. L'ultimo documento che lo riguarda è del 1438 e probabilmente morì in quel giro d'anni, sessantenne. Si firmava semplicemente Stefanus, e gli scrittori veronesi antichi lo chiamarono Stefano da Zevio, dal nome di un paese a valle di Verona lungo l'Adige, così che entrambi i nomi lo accompagnano ancora.

