
Taddeo di Bartolo
1422 · Repubblica di Siena · Scuola senese
La storia
Entra nella Collegiata di San Gimignano, il borgo toscano dalle torri di pietra, e la parete di fondo ti colpisce con un Giudizio universale. Da un lato le schiere dei salvati, dall'altro un Inferno così minuzioso che i dannati portano l'etichetta del loro peccato, con diavoli che straziano gli avari e i superbi. Taddeo di Bartolo lo dipinse negli anni intorno al 1410, ed è una delle visioni della pena più crude sopravvissute dal Medioevo italiano.
Era un pittore senese, formato nello stile luminoso e a fondo oro della sua città proprio mentre la vicina Firenze tirava l'arte verso una direzione più nuova e più salda. Taddeo restò fedele all'antica maniera senese di colore acceso, linea elegante e santi su campi d'oro, e la portò per la Toscana di commissione in commissione.
Fu, in un certo senso, la fine di una stirpe, l'ultimo grande maestro senese a lavorare a San Gimignano prima che il borgo si rivolgesse ai pittori fiorentini. Il suo Inferno è ancora lì, sulla parete, con le iscrizioni ancora leggibili, ad ammonire un'assemblea che non gli siede sotto da 600 anni.
