Vittore Grubicy de Dragon

1851–1920 · Regno d'Italia · Divisionismo, Scapigliatura


La storia

Nel 1883 Giovanni Segantini si legò in esclusiva alla galleria Grubicy di Milano, e l'uomo dall'altra parte di quel contratto non dipingeva ancora. Vittore Grubicy de Dragon teneva la galleria con il fratello Alberto secondo un modello nuovo in Italia, mettendo sotto contratto artisti viventi e costruendone la fama all'estero invece di commerciare in pittura antica.

Viaggiava per comprare e tornava con delle idee. Nei Paesi Bassi, ai primi anni Ottanta, si legò ai pittori della Scuola dell'Aia, soprattutto al paesaggista Anton Mauve, cugino acquisito di Van Gogh e per breve tempo suo maestro. In Francia vide che cosa stavano facendo Seurat e Signac con il colore diviso, toni puri accostati perché li mescolasse l'occhio. Spinse il metodo ai pittori che seguiva. Emilio Longoni, uno di loro, lo disse senza giri di parole: Grubicy aveva portato il divisionismo da fuori e lo stava facendo praticare a Segantini, a Morbelli e a lui stesso. Convinse Segantini a ridipingere una tela già finita, l'Ave Maria a trasbordo, con la tecnica nuova. Dal 1886 Grubicy scrisse di critica sul giornale La Riforma, e la Triennale di Brera del 1891, a Milano, mostrò per la prima volta i divisionisti come gruppo.

La sua pittura cominciò in quegli stessi anni, da autodidatta e volutamente piccola, motivi singoli a tocchi sottili e divisi su cui continuò a tornare e che rilavorò per anni. Il vecchio pastore, a Firenze, è firmato e datato 1888 e fu dipinto in Valle di Scalve, sui monti bergamaschi. Grubicy lo donò lui stesso alla galleria, insieme a una seconda tela, Terzetto tenue.

Ascolta questa storia ad alta voce. Scarica l'app.

Opere

1 opera