Bottega del Bronzino

Ducato di Firenze · Manierismo


La storia

Il duca Cosimo I de' Medici mandava all'estero la propria faccia. Ritratti suoi, della moglie Eleonora e dei figli partivano in dono verso altre corti, in versioni e repliche, e la bottega che li forniva era quella del suo pittore di corte, il Bronzino.

Una bottega fiorentina era una casa prima di essere un'impresa. Il Bronzino era entrato ragazzo nella bottega del pittore Pontormo e gli rimase legato per anni. A sua volta prese con sé Alessandro Allori a cinque anni, quando nel 1540 morì il padre del bambino, lo crebbe, lo formò, e nel 1572 morì in casa sua. Intorno a loro gli aiuti facevano ciò per cui una bottega del genere esisteva, ripetendo le composizioni del maestro abbastanza da vicino perché il committente ricevesse quel che aveva ordinato.

Un ritratto sotto questa voce è appeso nella Sala di Prometeo, a Palazzo Pitti. Cosimo porta il collare del Toson d'oro, conferitogli nel 1546, quindi la tavola non può essere anteriore. Entrò nel catalogo di Pitti nel 1859 come Bronzino autografo e più tardi fu letta come una replica fedele uscita dalla bottega. La scheda dello Stato la registra sotto il Bronzino con la parola bottega, che è una voce diversa da scuola, il termine più largo che lo stesso catalogo usa per i pittori soltanto formati nella sua maniera. A Pitti le due cadono su due quadri diversi. Una versione più piccola dello stesso ritratto è agli Uffizi, 74 per 58 centimetri, dipinta prima del Toson d'oro e senza.

Chiedi qualsiasi cosa su quello che hai letto. Scarica l'app.

Opere

2 opere