Lunetta: Aminadab

Michelangelo · PD

Lunetta: Aminadab


Dettagli

Anno
1511
Tecnica
affresco
Tipo
dipinto
Dimensioni
215 × 430 cm

La storia

Quando i restauratori pulirono questa lunetta nei primi anni Ottanta, riemerse un dettaglio che secoli di nerofumo avevano nascosto, un anello giallo dipinto sulla parte alta del braccio di Aminadab. Nell'Italia di Michelangelo era il tipo di contrassegno che gli ebrei erano obbligati per legge a portare, e qui lo indica senza giri di parole per ciò che il Vangelo di Matteo dice che fu, un antenato ebreo di Cristo. Porta anche orecchini a pendente, disegnati diseguali con una rapidissima pennellata ciascuno, altro segno usato allora per distinguere un ebreo. Siede in posizione rigorosamente frontale, i piedi uniti, le mani strettamente intrecciate tra le ginocchia, i capelli corvini legati da una fascia bianca.

È probabilmente l'ultima delle lunette conservate che Michelangelo dipinse, sul lato dell'altare, nel tratto finale della seconda campagna, e la fretta si legge nell'intonaco. Spesso era ancora troppo fresco e morbido, e i pennelli ne graffiarono la superficie lasciando talora setole imprigionate nella malta. A destra una donna si torce sul sedile, le gambe accavallate, e si pettina i lunghi capelli biondi, nella veste rosa attillata come se fosse bagnata, una mano sollevata e scorciata, col palmo in ombra e le falangi illuminate.

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