
Osservazioni astronomiche
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La storia
Nel 1711 Bologna aveva una delle università più antiche d'Europa e nessun osservatorio pubblico. Luigi Ferdinando Marsili, conte bolognese, già generale dell'esercito imperiale e naturalista di valore, volle rimediare con un mezzo di persuasione insolito. Fece dipingere a Donato Creti otto piccole tele, ciascuna con un corpo celeste visto attraverso gli strumenti del tempo, il Sole, la Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno e una cometa, e le donò a papa Clemente XI. L'astronomo Eustachio Manfredi stabilì per iscritto l'ora della notte e lo strumento di ogni scena. Creti dipinse i minuscoli osservatori in abiti settecenteschi, quasi perduti nei paesaggi notturni, mentre i pianeti sono opera del miniaturista Raimondo Manzini, che prima li osservò al cannocchiale. Manca Urano, scoperto solo nel 1781. Con l'appoggio del papa, Bologna ebbe presto la sua prima specola pubblica. Nella tela di Giove il pianeta mostra una macchia rossa, spesso citata come la più antica immagine nota della Grande Macchia Rossa dipinta in rosso.