
Christoph Willibald von Gluck
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La storia
Nel 1774 Parigi non parlava quasi d'altro che di Gluck. In aprile andò in scena all'Opéra la sua Iphigénie en Aulide, in agosto seguì la versione francese dell'Orfeo, e la nuova regina Maria Antonietta, cresciuta alla corte di Vienna dove lui lavorava, si schierava apertamente dalla sua parte. Al Salon del Louvre dell'anno dopo il compositore comparve due volte, in gesso in un busto dello scultore Jean-Antoine Houdon e in pittura qui, per mano di Joseph-Siffred Duplessis.
Duplessis non lo adulò. Gluck era sopravvissuto al vaiolo, e i segni che gli aveva lasciato sul volto restano ben visibili. Il Kunsthistorisches Museum fa notare che l'impianto è quello solenne del ritratto ufficiale, mentre il viso è colto in un momento del tutto privato. A Gluck il quadro piacque e lo appese in bella vista nella propria casa. Duplessis lo firmò e datò sulla spinetta, dipinto a Parigi nel 1775, e dal 1824 l'opera è documentata nella galleria imperiale di Vienna, la città dove Gluck morì nel 1787.
