
Sarcofago di Petamenofi
Dettagli
La storia
Nel gennaio del 1820 sulla montagna tebana fu aperta una tomba alla presenza di Antonio Lebolo, originario di Castellamonte, che lavorava per il console di Francia e collezionista Bernardino Drovetti, piemontese anche lui. Dentro c’erano 14 sarcofagi di una sola famiglia, i congiunti di Soter, arconte di Tebe, uno dei maggiori notabili locali della provincia romana all’inizio del II secolo d.C. Erano stati sepolti in una tomba scavata più di 1000 anni prima per un funzionario di nome Djehutimose. Diversi sarcofagi portano iscrizioni in greco con nomi, parentele e a volte l’età esatta, ed è per questo che il gruppo si data con tanta precisione. La famiglia fu presto divisa tra Londra, Parigi, Leida, Berlino, Firenze e Torino, che nel 1824 acquistò la collezione Drovetti.
Questo sarcofago fu fatto per un bambino di nome Petamenofi, forse un nipote di Soter, e il museo lo data al 123 d.C. Ha la stessa forma della cassa dello stesso Soter, oggi a Londra, rettangolare, con un montante a ogni angolo. Il fondo è esposto nella stessa vetrina, e vi è dipinta la dea del cielo Nut.
