
Diomede fugge nascondendo il Palladio
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La storia
Il soggetto è un furto che, nella vecchia leggenda, decise una guerra. Il Palladio era una piccola immagine lignea di Pallade Atena, e si diceva che Troia fosse al sicuro finché restava dentro le mura. Così i Greci mandarono Diomede a rubarlo, e Giacomelli lo coglie in fuga, con la figura sacra stretta al corpo mentre si allontana. Porta via la statua e la città cade. Fu così che i Greci presero infine Troia. A dipingerlo fu un giovane friulano venuto a studiare all'Accademia di Venezia, e proprio questa tela del 1839 gli fece lì un nome. È pittura di storia nella grande maniera accademica del suo momento, un solo istante teso dell'antichità, muscoloso e teatrale, il tipo di episodio antico in cui Venezia amava vedere la formazione dei suoi allievi. Più tardi Giacomelli avrebbe dedicato gran parte della vita a scene come questa, e una parte non piccola alla gloria scomparsa di Venezia stessa.