Epitaffio dell'egumeno Siluan

Epitaffio dell'egumeno Siluan


Dettagli

Anno
1437
Tecnica
ricamo in seta con filo d'argento e d'argento dorato e perle su seta
Dimensioni
156 × 240 cm

La storia

Il Venerdì Santo, nelle chiese ortodosse, un telo come questo viene portato in processione e poi disteso perché i fedeli lo venerino come il sudario di Cristo. Si chiama epitaphios, e questo misura circa due metri e mezzo di lunghezza. Lo donò nel 1437 Siluan, egumeno del monastero di Neamț, nel nord della Moldavia, e il suo nome compare nell'iscrizione ricamata lungo il bordo. A ricamarlo furono i monaci stessi, nella bottega del monastero, con seta colorata e fili d'argento e d'argento dorato, sottolineando i contorni principali con piccole perle. Cristo giace su quella che il museo chiama la pietra rossa di Efeso. La Vergine, seduta accanto al suo capo, si china fin quasi a toccargli il volto. Ai suoi piedi una donna si porta entrambe le mani ai capelli per il dolore, e il museo la identifica con Maria Maddalena. In molte scene di questo tipo quel posto spetta a san Giovanni, e gli studiosi vedono proprio in questa scelta una delle novità del ricamo di Neamț. Cinque angeli circondano il corpo, e negli angoli ci sono i simboli dei quattro evangelisti. Un epitaphios più antico, ordinato nel 1428 dal metropolita di Moldavia, è andato perduto durante la Seconda guerra mondiale, e così questo è il più antico epitaphios moldavo datato giunto fino a noi.

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