
Giuseppe e la moglie di Putifarre
Dettagli
La storia
La firma c'è, «Lod. Cigoli F. 1610», ma col tempo divenne illeggibile e il quadro perse il suo autore. L'inventario fedecommissario Borghese del 1833 lo registra genericamente come scuola fiorentina, e nel 1870 una guida francese ai musei di Roma lo assegnava a Giovanni Lanfranco. Solo nel 1891 Giovanni Piancastelli, che stava redigendo il catalogo della Galleria, lo restituì al Cigoli. Eppure la tela era in collezione fin dai tempi del cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V, che la possedeva già nel 1613, probabilmente in dono da Antonio Ricci, il prelato per cui fu dipinta e che nel 1611 divenne vescovo di Arezzo. Il soggetto biblico è trattato come una scena d'alcova. Giuseppe si divincola sotto un baldacchino di pesante damasco, la moglie di Putifarre lo trattiene per il mantello, e una pianella della donna giace rovesciata in primo piano. In basso a sinistra un cagnolino, simbolo di fedeltà, ringhia.

