
Madonna del latte
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La storia
«Sono innamorato della Vergine di Murillo della Galleria Corsini. La sua testa mi perseguita e i suoi occhi continuano a passarmi davanti come due lanterne danzanti.» Gustave Flaubert lo scriveva da Roma il 4 maggio 1851. Aveva 29 anni e tornava da un lungo viaggio in Egitto e in Oriente. Nel settembre di quell'anno, rientrato in Normandia, avrebbe cominciato Madame Bovary.
La Vergine era questa. Murillo la dipinse a Siviglia intorno al 1675, e per il museo è uno dei migliori esempi della sua capacità di raccontare i soggetti sacri come una narrazione familiare, con due sole figure. Maria allatta il Bambino, e tutti e due si interrompono e si voltano a guardarci, come colti di sorpresa dal nostro arrivo. Quei tratti quasi popolani valsero al quadro, nell'Ottocento, il soprannome di Gipsy Madonna.
Ai Corsini arrivò in dono. Lo regalò al cardinale Neri Maria Corsini il suo segretario personale, Gian Bernardino Pontici, poeta dell'Arcadia, e il cardinale lo tenne nella propria camera da letto. La radiografia fatta durante il restauro del 2021 ha rivelato che Murillo aveva usato la tela per un San Francesco inginocchiato, di cui si intravedono ancora il libro e il saio.




