
Cristo in pietà con i simboli della Passione
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La storia
Sul gradino in basso corre un'iscrizione latina che data l'opera all'anno dell'Incarnazione 1404. È una data preziosa per chi studia Lorenzo Monaco, perché proprio in quegli anni la sua pittura cambiò in fretta, dalle figure robuste alla linea nervosa e ondulata del tardo gotico, e nessuno ha ancora spiegato del tutto una svolta così rapida.
Il Cristo morto sta in piedi nel sepolcro, sorretto dalla Vergine e da san Giovanni Evangelista. Tutt'intorno, sul fondo d'oro, galleggiano frammenti della Passione, teste e mani senza corpo, ciascuna impegnata in un solo episodio. Giuda si sporge per il bacio, Pietro rinnega il maestro. Il Cristo in pietà era un'immagine fatta per una devozione lenta, un oltraggio e una ferita alla volta.
Dipinta con l'aiuto di collaboratori, la tavola è alta quasi 2,7 metri nella sua cornice originale a cuspide. Nel 1871 la comprò William Blundell Spence, pittore e mercante inglese che viveva a Firenze, e nel 1882 la vendette agli Uffizi per 3.000 lire. Nel 1933 passò all'Accademia.




